Verona Garda Bike

L’entroterra del Basso Lago

Distanza 30 km
Difficoltà
Fondo Asfalto
Trekking bike – Mountain bike

Questo percorso di ca.29 km quasi completamente su asfalto, presenta diversi ‘sali-scendi’ che richiedono un discreto allenamento e una bici con un buon cambio, poiché alcune salite, seppur brevi, presentano pendenze di media difficoltà.
L’itinerario esce da Bardolino imboccando la strada in salita alla rotonda del piazzale Bus in direzione di Cavaion Veronese. La prima salita vi porta rapidamente su una strada panoramica dalla quale si può vedere un bel panorama del basso lago, e passa davanti al Museo del Vino Zeni (1). Il territorio circostante è caratterizzato dalla coltivazione della vite e dell’olivo, tipiche della sponda est del lago di Garda. Ci si addentra nel cuore dei vigneti del Bardolino doc (2) caratterizzati dalla stradine di campagna punteggiate di tanto in tanto da capitelli votivi (3) e dopo aver ammirato una piantagione di kiwi(4), si sale in località Monticelli. Giunti alla fine della via ci si trova nei pressi di Villa Cordevigo (5), ora un hotel di lusso, un bell’esempio di villa padronale del 1600. Da lì, in breve si scende sulla pista ciclabile del canale Biffis (6). Risalendo il canale, si attraversa il ponte canale di Sega di Cavaion e si arriva nei pressi del Relais San Michele, dove inizia una salita abbastanza impegnativa di ca.400 metri, al termine della quale si svolta a sinistra salendo ancora. Lo sforzo è ripagato da un bellissimo punto panoramico sulla Val d’Adige, in particolare sul paese di Volargne e su una grande cava di marmo. In questa zona si estrae il famoso marmo rosso di Verona (8), da secoli apprezzato materiale per eleganti costruzioni. L’itinerario porta poi verso Rivoli Veronese e s’immette sulla ciclabile che conduce ad Affi prima di giungere sulle colline di Albarè e di Bardolino. Si segnala inoltre la Chiesetta dei Santi Fermo e Rustico(9) del XII secolo. La discesa verso Bardolino è ripida e chiede un po’ di attenzione.

(1) Allestito all’interno della Cantina F.lli Zeni, il Museo del Vino è situato in località Costabella di Bardolino, sulla splendida collina antistante l’omonimo paese che si affaccia direttamente sul Lago di Garda. Dal 1991 questo museo, voluto e realizzato dal proprietario Gaetano Zeni, offre non solo una testimonianza della cultura vitivinicola a cui la famiglia Zeni è legata da generazioni, ma anche un affascinante viaggio nel mondo del vino e nella sua storia.

(2) La presenza delle vite e l’uso del suo frutto nell’attuale territorio di produzione del vino Bardolino ha origine antichissima, com’è dimostrato dai ritrovamenti archeologici avvenuti nelle palafitte dell’età del bronzo. Risalgono all’epoca romana vari reperti riferiti all’uso del vino nei riti religiosi ed alla conservazione e al trasporto del vino (anfore) ritrovati in varie località del territorio del Bardolino. Si suppone possano risalire a tali periodi anche le prime coltivazioni della vite nell’area.
Il vino Bardolino si ottiene prevalentemente dalle uve di corvina veronese, con aggiunte di rondinella ed eventualmente altri vitigni minori. Ha un colore rosso rubino brillante. È delicatamente fruttato, con note di ciliegia, marasca, fragola, lampone, ribes e spezie (cannella, chiodo di garofano, pepe nero). È dotato di una grande bevibilità e di una straordinaria capacità di abbinamento al cibo.

(3) Il capitello votivo di campagna è una struttura architettonica religiosa cristiana di piccole dimensioni, che nasce da un culto popolare tramandato nei secoli. Normalmente un capitello viene costruito come ex voto per uno scampato pericolo.

(4) Il kiwi è un frutto originario della Cina di cui si è avuta notizia dalla metà del XIX secolo; importato in Italia nel 1973 ha avuto un grande successo tanto che, in pochi anni, la sua coltivazione si è estesa a tal punto da far divenire l’Italia il primo produttore mondiale. Il Veneto è uno dei principali produttori di questo frutto e la zona del Lago di Garda, grazie alla mitezza del clima, si è dimostrata particolarmente vocata perché la pianta ha trovato delle condizioni climatiche ideali, fornendo un prodotto di buona qualità organolettica.

(5) Villa Cordevigo è uno splendido esempio di quelle residenze storiche che caratterizzano il territorio della Regione Veneto e che sono patrimonio dell'umanità. Costruita nel 1700 con forme sfarzose su un precedente palazzo rinascimentale nel corso dei secoli la Villa ha avuto diverse famiglie di nobili proprietari. La chiesa di San Martino sorse al servizio della comunità agricola intorno al 1400. La vecchia struttura fu probabilmente trasformata ed ampliata nelle forme attuali nel corso del 1700 e divenne la cappella gentilizia della Villa unendovi così il proprio destino. La caratteristica della cappella di San Martino consiste nell'eccezionale collezione di reliquie dei Santi. Questo straordinario tesoro conta più di tremila reliquie e fu raccolto dal Vescovo Marcantonio Lombardo e catalogato nel 1780. La pala inserita nella parete dietro l'altare raffigura S.Martino di Tours che incontra il povero.

(6) Il canale, progettato dall’ingegnere Ferdinando Biffis fin dal 1921 e costruito tra gli anni ’30 e ’40, è stato inaugurato nel 1943 ed ha una lunghezza di quasi 47 km di cui 8,5 in galleria.  Parte da Pilcante nel comune di Ala dove preleva 135 metri cubi al secondo di acqua dell’Adige, prosegue con una pendenza minima sul fianco della Valdadige, passa in alcune gallerie e sul grandioso ponte-canale a Sega di Cavaion, necessario per superare la valle del Tasso. Arriva quindi a Bussolengo, dove le acque con un salto di 40 metri producono energia pulita e rinnovabile e termina a Chievo con un’altra centrale e quindi restituisce all’Adige le sue acque. Le due centrali producono energia elettrica per 800.000 persone. Il canale Biffis è di estrema importanza per molti comuni dell’alta pianura e delle colline moreniche, perché le sue acque servono anche per l’irrigazione delle campagne.

(7) La lavorazione della pietra in Lessinia e nelle colline a nord di Verona è cominciata circa mezzo milione di anni fa. Al tempo dei romani, si comincia ad apprezzare la bellezza, la resistenza e la duttilità dei marmi della Valpolicella. I lastroni vengono trasportati lungo il fiume Adige  a Verona. Le sue strade principali e i suoi monumenti vengono ornati di marmo, nembro rosato e biancone, come l’Arena. Più di un secolo fa aumenta l’attività estrattiva delle cave al fine di costruire forti e sistemi difensivi, ponti e palazzi. Grazie alla loro abilità, i lapicidi della Lessinia sono ricercatissimi. Nel dopoguerra, la pietra torna protagonista ed è richiestissima dai mercati di tutto il mondo. Dolcè, Volargne e Sant'Ambrogio di Valpolicella sono oggi centri tra i più rinomati a livello internazionale per la lavorazione e il commercio del marmo. Tra i marmi veronesi il più  apprezzato fin dai tempi antichi è il "Rosso Verona", particolarmente indicato per interni.

(8) La Chiesetta dei Santi Fermo e Rustico fu costruita intorno al XII sec. e fu affidata alle cure di un eremita che abitava nella casa accanto. A partire dal 1800 la piccola chiesa ottenne il privilegio perpetuo di indulgenza plenaria per ogni messa celebrata in ricordo dei defunti. Caduta poi in rovina e oggetto di numerosi furti, l’edificio è stato restaurato poi negli ultimi anni e oggi è visitabile.

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